Il mondo dell’alto artigianato incontra l’ironia pop in una collaborazione che sembra nascere da un dialogo poetico tra forme inaspettate. Qeeboo, brand noto per la sua capacità di trasformare gli oggetti quotidiani in icone ludiche, ha unito le forze con l’eccellenza vetraria di Ichendorf Milano per dare vita a una collezione di tableware che ridefinisce il concetto di trasparenza attraverso il filtro dell’immaginazione.

Il rituale quotidiano della materia
Questa partnership si presenta come una vera celebrazione del design contemporaneo, elevando i gesti più semplici della nostra giornata a piccoli rituali carichi di colore. La serie, composta da un set di quattro calici e un tumbler, è interamente realizzata in vetro borosilicato lavorato a mano, un materiale scelto per la sua straordinaria leggerezza e per quella purezza cristallina che permette alla luce di giocare con i contenuti.
Il coniglio scultoreo come ospite segreto
Il vero protagonista di questa narrazione silenziosa è un’icona intramontabile della produzione Qeeboo: il Rabbit disegnato da Stefano Giovannoni. Questa figura iconica viene racchiusa con delicatezza all’interno di ogni pezzo come una sorpresa scultorea da scoprire lentamente. Mentre nei bicchieri il coniglio rimane nascosto alla base, quasi a sorvegliare il contenuto, nella caraffa emerge con maggiore decisione, trasformandosi in un compagno discreto durante i momenti di condivisione a tavola.
L’equilibrio tra essenzialità e audacia
L’aspetto più affascinante del progetto risiede nel contrasto armonico tra i due mondi. Da una parte troviamo l’estetica essenziale e rigorosa di Ichendorf, che punta tutto sulla sottigliezza delle forme; dall’altra irrompe il simbolismo audace di Qeeboo, capace di infondere un’anima narrativa anche agli oggetti più funzionali.
Una storia da svelare sorso dopo sorso
Il risultato finale è una collezione che sfuma abilmente i confini tra l’oggetto d’uso e il racconto artistico. Ogni sorso rivela un dettaglio, ogni trasparenza invita a un sorriso, trasformando la tavola in un palcoscenico dove il design non è solo da guardare, ma da vivere e svelare lentamente, un dettaglio dopo l’altro.
















