Il Salone del Mobile non è mai solo una fiera; per Kartell, è l’istante preciso in cui la visione si fa materia. Se il 1949 segna l’inizio di un’epopea industriale fatta di polimeri e rivoluzioni, il 2026 apre un capitolo nuovo, dove l’eredità del brand incontra una dimensione quasi onirica.
Quest’anno, Kartell ha scelto di accoglierci nel suo “spazio aperto”: una pagina bianca. Non un vuoto, ma una sintesi cromatica e culturale dove le idee si muovono libere, abbattendo i confini tra analogico e digitale.

Il Percorso: tra scena visiva e vita quotidiana
Lo stand al Salone 2026 è un viaggio tripartito. La narrazione inizia con una serie di “scene autonome”: strutture bianche che fungono da tele per i singoli progetti. Qui, il colore e la materia esplodono con forza, raccontando episodi di pura ricerca supportati, quest’anno, anche da un dialogo sottile con l’intelligenza artificiale, capace di tradurre l’identità di ogni prodotto in immagini visive uniche.
Proseguendo, il bianco si apre ad ambientazioni complete. Gli arredi, le luci e i complementi non sono più isolati, ma dialogano tra loro creando scenari immersivi che restituiscono la visione dell’abitare firmata Kartell: un design pensato per evolversi insieme alla nostra quotidianità.

Il Protagonista: SAVOIA, l’eleganza dell’alluminio
Tra le novità più attese spicca SAVOIA, la nuova seduta nata dalla collaborazione con il duo britannico Edward Barber & Jay Osgerby.
In SAVOIA, la complessità tecnologica si nasconde dietro una chiarezza formale disarmante. La struttura in alluminio pressofuso è l’anima del progetto: un profilo sottilissimo che si plasma nei braccioli con una continuità quasi organica. È una sedia che parla il linguaggio dell’industria contemporanea, offrendo solidità in una veste leggera e raffinata.